Monti inaugura la terza Repubblica, anche della comunicazione

montiDue mesi manovre, blitz e interviste (poche) si possono già delineare i primi tratti della comunicazione politica del Governo Monti.

Sospiro di sollievo per quanti, noi compresi, affermano da sempre che comunicare la politica sia nobile quanto determinarla e che in ogni caso debbano procedere su uno stesso livello.

Se vogliamo vedere la comunicazione politica come prodotto dell’interazione fra i tre attori della polis: il sistema politico (le istituzioni, i partiti, i politici), il sistema dei media (le imprese di comunicazione, i giornalisti) e il cittadino elettore allora l’analisi e il paragone fra i modi della prima, della seconda e della “terza” Repubblica si giocano proprio sull’osservazione del peso di questi tre fattori in ognuna di esse.

La prima Repubblica, dominata dallo scontro di blocchi contrapposti e da ideologie ben distinte. I cittadini erano informati dalla politica diretta, quella fatta sul territorio, quelle delle scuole di partito e delle aggregazioni locali, dei comizi in piazza e delle noiose tribune televisive. Il voto era molto più consapevole e basato su esperienza diretta.

La seconda Repubblica, quella di “Silvio e gli altri” dove gli altri sono tutti coloro che la pensano diversamente, molto spesso calderonizzati in “comunisti” dimenticando che il muro di Berlino cadde ben prima degli spot Rovagnati. La comunicazione e i confronti si spostano dalle piazze alla tv con gli altri media alla rincorsa di cittadini sempre più disinteressati e qualunquisti: “tanto sono tutti uguali”.

L’arrivo di Mario Monti alla guida del Governo Italiano non propone elementi peculiari per poter trarre conclusioni da “terza” Repubblica nella comunicazione tuttavia, oltre ad una impatto decisamente forte, le novità sono chiare.

La conferenza stampa di presentazione della prima manovra era già stata un esempio eccellente di catenaccio comunicativo: l’incipit con un background negativo nello stile “io o il baratro”, il rafforzamento della propria posizione con una leva emozionale (prima di tutto vorrei parlare “agli Italiani”), l’esordio delle misure affidato al taglio nazional-popolare delle spese della politica (le Province) fino alla promessa di riscossa per tutti dopo i sacrifici.

L’ultimo intervento del Premier (8 gennaio da Fazio) è stato da MisterMedia hall-of-fame. Il mix autorevolezza e humour ha fornito ottimi spunti per una comunicazione politica più equilibrata (nella tripartizione citata qualche riga sopra) che in pochissimo tempo ha condizionato anche il modo degli altri attori dello scenario attuale (con l’eccezione dipietresca).

Ecco le parole-chiave:

      • Governo strano: le cose si fanno

      • Periodo intercapedine (una sorta di pausa fra gli scontri politici)

      • Disarmo (ripetuto)

      • “Pena” per i politici così denigrati

Dulcis in Fundo la civetteria nel chiedere il permesso “di tornare professore per un attimo”.

Un concentrato di eufemismi, equilibrio e sorrisi con un risultato deflagrante: è riuscito a bacchettare tutto e tutti senza volgarità, insulti e senza che ci venisse il bisogno di sentire una eventuale replica.

Le caratteristiche di un possibile leader politico da “terza” Repubblica:

        • Preparazione (tanta)

        • Comunicazione equilibrata e pragmatica. Niente annunci preventivi (anche se alcuni membri del Governo tendono troppo alla suspence ved. Catricalà), niente illusioni con la speranza che gli Italiani abbiano la memoria corta.
        • Regole, regole, regole. 10 e lode per l’applicazione delle basi della comunicazione:

            1. Rispetto dell’avversario
            2. Coerenza contenuto/contenitore
            3. Start/pain/claim
            4. Rispetto del ruolo istituzionale (la famosa sobrietà)

Biographical Info Irene Bertucci



Autore: Irene Bertucci
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