Media Training politico: in tv si parla alla pancia

media training

Parlare in televisione non è come parlare davanti ad un pubblico: non è la stessa cosa. In televisione i confronti politici continuano ad attrarre molte persone e l’audience sale vertiginosamente.

Silvio Berlusconi a Servizio Pubblico ha letteralmente sbancato tutti gli indici di ascolto. Proprio in occasione di quella trasmissione i tweet si sono moltiplicati e ci si è chiesti cosa abbia attratto così tante persone. Ne parlo in questa intervista.

Alcune variabili interessanti:

La pubblicità: Silvio Berlusconi ne ha parlato per diversi giorni in tutte le numerosi trasmissioni in cui è stato ospite
L’effetto aspettativa
L’alternanza fra gli argomenti seri e l’ironia

Un dettaglio importante: chiedersi “chi abbia vinto” non può essere lasciato alle analisi tecniche momentanee che giudichino la miglior risposta o la miglior battuta, e nemmeno alle dissertazioni etico-filosofiche sul ruolo della tv, del giornalismo e della politica.

Ci si chieda perché Berlusconi si sia proposto per “lo scontro in trasferta” e perché Santoro abbia accettato e successivamente, si analizzino i risultati. Se l’obiettivo di B. era quello di essere in prima serata davanti a milioni di telespettatori per parlare delle proprie idee e se quello più generale di S. fosse stato legato all’audience…allora siamo di fronte ad un pareggio.

Pochi però si sarebbero aspettati un incremento nelle intenzioni di voto per il PDL del 2,6%.

Cos’è successo? Lasciando da parte le considerazioni sulla gestione della puntata da parte dei conduttori si può riconoscere qualche tattica precisa?

SI, in tv per catturare l’attenzione dell’elettorato potenziale si deve parlare alla pancia. Fare discorsi tecnici, rigorose e dettagliate spiegazioni con doppi salti mortali matematici non ha alcun senso.

L’unica strada è quella emozionale. Far vivere a chi ci guarda in tv sensazioni, positive o negative, tramite il nostro dibattito porta attivazione cerebrale. Il resto addormenta.

Drew Westen ha condotto un’accurata ricerca sul modo in cui il cervello di chi è politicamente schierato ragiona sulle informazioni di carattere politico.

In politica, e nelle campagne elettorali, non funziona la “visione spassionata” della mente, secondo la quale gli elettori scelgono i candidati esaminando col bilancino le loro posizioni su varie questioni, calcolandone la solidità di chi le espone e la loro utilità relativa. Quella che agisce è invece una “visione appassionata”, che indica come gli elettori siano mossi dai sentimenti che i candidati e i partiti riescono a suscitare.

La ricerca, condotta su un campione di Democratici e Repubblicani USA a cui si facevano ascoltare messaggi più o meno contraddittori dei loro leader politici, dimostrò che il cervello si comporta in modo selettivo nei confronti delle questioni politiche “addormentando” le questioni contrarie al proprio credo.

Westen conclude con la tesi che, in 40 anni, Democratici e Repubblicani abbiano parlato alla metà sbagliata del cervello.

Capite ora il perché di queste dichiarazioni? Santoro vs Berlusconi

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Moltissimi gli articoli di protesta, tutti delusi per la povertà dei contenuti in quella trasmissione, tutti indignati per “lo stesso copione”. Il discorso sui contenuti è molto ampio ma incomprensibile è come la folta schiera dei consulenti politici possa considerare tatticamente errati i comportamenti.

I format televisivi per i ritmi e le modalità che hanno non permettono lunghi ragionamenti e soprattutto sono seguiti da un pubblico distratto. Più che chiedersi cosa sia giusto e cosa sia sbagliato occorrerebbe una maggior riflessione su come ci si dovrebbe approcciare ad una telecamera e su come si dovrebbe comunicare il proprio messaggio in situazioni di talk show.

Media training significa osservazione, conoscenza e allenamento alle situazioni come queste. Il resto è filosofica della comunicazione politica televisiva condivisibile ma non in periodi di campagna elettorale.

Biographical Info Irene Bertucci



Autore: Irene Bertucci
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