Comunicazione politica: consigli dalla Sardegna per una campagna elettorale partecipativa

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Ci siamo da pochi mesi lasciati alle spalle la temperie di comunicazione politica legata alle primarie del PD e siamo già nuovamente in clima elettorale, per la precisione in attesa dei risultati delle elezioni amministrative in Sardegna. Dopo il clamore relativo alla rinuncia alla corsa da parte del M5S, la nostra attenzione torna sulla bellissima isola per via di una case history altrettanto interessante, ossia quella legata alla campagna elettorale partecipativa di Michela Murgia.

Siamo davanti a un caso di campagna elettorale partecipativa senza dubbio poco approfondito dai grandi media, ma che può comunque essere utile per ricavare consigli di comunicazione politica.

  • I social e le proposte: una campagna elettorale partecipativa come quella della Murgia, dove alla fine di ogni incontro pubblico con la cittadinanza viene redatto un report con le proposte inerenti il tema della discussione, vede nei social un contesto privilegiato per quanto riguarda l’efficacia e l’immediatezza della comunicazione politica. In questo specifico caso possiamo dire di avere davanti un uso performante dello strumento, soprattutto nella situazione di Facebook, dove vengono messi in campo in maniera estremamente diretta i contenuti delle proposte, anche attraverso l’artificio retorico della domanda introduttiva che inquadra l’argomento. I social network in comunicazione politica possono essere visti come un ufficio stampa online e a questo proposito è bene renderli teatro di contenuti chiari, dove la parte testuale sia strutturata in modo da spiccare nel contesto di overload informativo che caratterizza il web 3.0.

  • I numeri e le persone: in una campagna elettorale partecipativa le persone sono al centro del processo di comunicazione politica, ed è importante più che in altri casi operare un coinvolgimento continuo. Nel caso di Michela Murgia è possibile veder concretizzato questo aspetto sempre in ambito social, per la precisione nell’immagine di copertina del profilo Facebook dove è indicato il numero di persone che hanno firmato per la lista Sardegna Possibile.

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  • I verbi che coinvolgono: spostiamo l’attenzione dal contesto social al sito web del movimento, dove è possibile analizare un’altra situazione di grande interesse per quanto riguarda l’efficacia della comunicazione politica. Stiamo parlando di scelte linguistiche molto precise, ossia della decisione di richiamare più volte e in maniera molto immediata l’idea di partecipazione attraverso verbi d’azione mirati, come per esempio “progettare”. Queste call to action saltano subito all’occhio dell’utente che entra nello spazio web e che è subito introdotto in un orizzonte di contenuti organici, anche grazie alla scelta di dividere le aree in tre box, cosa per esempio non riscontrabile in un altro esempio di partecipazione politica sul web, ossia il blog di Beppe Grillo, dove lo spazio dedicato all’intervento diretto sui contenuti legislativi si perde un po’ visivamente nell’overload di video promozionali e contributi di endorser.

Una campagna elettorale partecipativa deve basarsi su una comunicazione politica il più possibile diretta, dove l’utente prima di essere inserito in un orizzonte persuasivo deve essere guidato verso l’atto pratico in maniera immediata e tecnicamente lineare.

Biographical Info Irene Bertucci



Autore: Irene Bertucci
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